FRANCIA – PARIGI. Musée d’Orsay, “Le tentazioni di sant’Antonio abate” di P. Cézanne, 1877 circa

Olio su tela di 47 x 56 cm, opera di Paul Cézanne (1839 -1906), realizzato nel 1877
Inventario numero RF 1982 46

Provenienza. Fino al 1903, nella collezione Arsène Alexandre, 1903; Vendita della collezione Arsène Alexandre, Parigi, Galerie Georges Petit, 18-19 maggio 1903, n° 8; Collezione Eugene Blot, Parigi; Collezione Auguste Pellerin, Parigi; Collezione Jean-Victor Pellerin, figlio di Auguste Pellerin, Parigi; nel 1982, accettato dallo Stato in dono in pagamento dell’imposta di successione per i Musei Nazionali; nel1982, attribuito al Musée d’Orsay, Parigi.

Il dipinto raffigura  la tentazione della lussuria cui viene sottoposto il Santo.

Un dipinto simile è conservato nella Confederazione Elvetica, vedi scheda

 

Il Museo d’Orsay si trova a Parigi, in Rue de la Légion d’Honneur, 1.
Il museo, celebre per i numerosi capolavori dell’impressionismo e del post-impressionismo esposti al suo interno, è situato di fronte al Musée du Louvre, in una ex-stazione ferroviaria (la Gare d’Orsay), costruita in stile eclettico alla fine dell’Ottocento. Espone opere d’arte create tra il 1848 e il 1914 e le sue collezioni comprendono moltissime pitture, sculture, oggetti d’arti decorative, fotografie, medaglie, disegni e stampe.

 

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.musee-orsay.fr/fr/oeuvres/la-tentation-de-saint-antoine-1307

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ZURIGO. Collezione Bührle, “La tentazione di sant’Antonio” di P. Cézanne, 1870 circa

vedi schedaOlio su tela di 57 × 76 cm. Opera di Paul Cézanne (1839 -1906), realizzato nel 1870 circa
Inventario numero 15
Provenienza: Ambroise Vollard, Paris; Auguste Pellerin, Paris; Alphonse Kann, St-Germain-en-Layedal dal 1917 almeno fino al 1938; Michael Stewart, London dal 1952 per eredità dal precedente; Arthur Tooth & Sons, London dal 1952 al 1956; M. Knoedler & Co. Inc., New York nel 1955–1956 ; Emil Bührle, Zurich dal 27 Marzo 1956 fino al 28 Novembre 1956; dato dagli eredi di Emil Bührle alla Fondazione E.G. Collezione Bührle Zurigo nel 1960.

 

Il dipinto raffigura la tentazione  della lussuria, tema ampiamente  utilizzato dagli artisti dei secoli precedenti.

Un dipinto simile è conservato a Parigi al Museo d’Orsay,  vedi scheda.

 

La Collezione Bührle è una fondazione e collezione di arte impressionista e moderna con sede in Zollikerstrasse 172, a Zurigo, in una villa dell’800 in stile inglese, situata all’estremità sud del quartiere di Seefeld. Il museo è chiuso e non è visitabile.
Questa collezione si deve all’industriale Emil Georg Bührle (1890-1956), collezionista a partire dagli anni trenta delNovecento, con una particolare predilezione per gli impressionisti e post-impressionisti francesi. Nel 1960, quattro anni dopo la morte di Bührle, la sua casa divenne museo e venne aperta al pubblico.

Link:
https://www.buehrle.ch/en/collection/?tx_buehrlewerkliste_werkliste%5Bwerk%5D=32&tx_buehrlewerkliste_werkliste%5Bcontext%5D=t&tx_buehrlewerkliste_werkliste%5Baction%5D=show&cHash=c8537d9371357bfd24d2000c43ef734e

https://en.wikipedia.org/wiki/Foundation_E._G._B%C3%BChrle

BELGIO – BRUXELLES. Musées Royaux des Beaux-Arts, “La tentazione di sant’Antonio”, S. Dalì, 1946

 

Olio su tela, 89,7 x 119,5 cm dipinto da Salvador Dalì (1904 -1989). Firma e data in basso a destra : “Gala Salvador Dalí 1946”
Inventario numero 7223
Acquisito al Museo da M.me Anne-Marie Robiliart, Bruxelles, 1965

Dopo le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, Dalí diede inizio a nuove ricerche esistenziali e artistiche, entrando in una fase “mistica” in cui prese spesso ispirazione dall’iconografia cristiana.
Sant’Antonio, in basso a sinistra, nudo e inginocchiato, aggrappato a un masso, sta esorcizzando con una croce fatta da due legni legati le orribili visioni che sembrano volerlo travolgere: un cavallo bianco imbizzarrito e quattro elefanti, tutti con le gambe allungate, tipici dell’artista, che portano oggetti e immagini delle tentazioni. Il primo elefante reca una piramide alla cui sommità vi è una donna nuda in atteggiamento sensuale, il secondo ha sulla sua groppa un obelisco, simbolo del potere; altri due insieme reggono una costruzione al cui interno si intravvedono i seni e il ventre di un corpo femminile. Un altro elefante sullo sfondo, regge, seminascosta dalle nuvole, una torre – simbolo fallico.
A destra, in alto sopra le nuvole, l’Escorial, il castello-monastero di re Filippo II di Spagna, che Dalì eleva a simbolo della potenza dell’ordine divino e del superamento delle tentazioni.

L’impostazione di quest’opera ricorda il dipinto di analogo soggetto, anteriore di tre secoli, di Salvator Rosa (vedi scheda).

 

I Musei reali delle belle arti del Belgio (in francese: Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, neerlandese: Koninklijke Musea voor Schone Kunsten van België) sono tra i principali musei del Belgio. Si trovano nella capitale, Bruxelles, nella zona chiamata Coudenberg. I musei sono costituiti da quattro differenti collezioni; due che occupano gli edifici del museo (Museo di arte antica e Museo di arte), due situati in altri edifici.

 

Link:
https://www.fine-arts-museum.be/fr/la-collection/salvador-dali-la-tentation-de-saint-antoine

Litografie di Odilon Redon per “La tentation de Saint-Antoine” di G. Flaubert, 1888-89-96

Flaubert soggiornò a Genova nel 1845 e lì poté ammirare a Palazzo Spinola il dipinto che era attribuito a Bruegel “Le Tentazioni di sant’Antonio”, vedi scheda.

Il quadro fu per lui ispirazione per la sua opera La Tentation de Saint-Antoine, di cui Flaubert terminò la prima stesura dell’opera nel settembre del 1849, leggendola agli amici Louis-HyacintheBouilhet e Maxime Du Camp che gliela stroncarono, facendogliela accantonare.
Della seconda versione pubblicò degli estratti sulla rivista L’Artiste nel 1856; la terza versione è del 1872. La versione finale fu pubblicata nell’aprile 1874 a Parigi da Gervais Charpentier.
Le tre versioni si possono trovare su internet:
http://bisrepetitaplacent.free.fr/

Il dramma è una originale fusione di visioni del mondo greco-latino del IV secolo con enunciati di teorie moderne e contiene immagini di grande bellezza. Narra le varie seduzione demoniache che tentano via via l’eremita Antonio, salvato infine dall’apparizione del volto di Cristo nel disco del sole sorgente – mirabilmente raffigurato da Redon in una delle sue più famose immagini.

 

Bertrand-Jean Redon, meglio conosciuto come Odilon Redon (Bordeaux, 20 aprile 1840 – Parigi, 6 luglio 1916), è stato un pittore e incisore francese, considerato il maggiore rappresentante del simbolismo in pittura.

Redon realizzò tre serie di illustrazioni per questa opera di Flaubert dal 1888 al 1896. In totale quarantadue litografie (circa un quinto delle sue incisioni) furono ispirate da quest’opera. In questi tre album Redon pose la sua immaginazione a servizio del testo pur mantenendo una poetica tutta personale che amalgama sapientemente contenuti macabri, fantastici e originali.
La prima serie fu commissionata da Edmond Deman e pubblicata nel 1888 (10 tavole); la seconda apparve nel 1889; la terza fu commissionata dall’editore Ambroise Vollard, che la pubblicò nel 1896 in un’edizione limitata a 50 esemplari con 24 litografie.
Terza serie vedi: https://www.moma.org/collection/works/71010

 

Ambroise Vollard poi progettò di utilizzare nuovamente la terza serie nel 1933 per illustrare un testo le cui xilografie erano state incise nel 1910. Tuttavia, nonostante la data al frontespizio, il libro vide la luce solo dopo la morte di Vollard nel 1939.
REDON, Odilon; FLAUBERT, Gustave, La Tentation de Saint Antoine. Illustrations d’Odilon Redon, Éditions Ambroise Vollard, 1933.
In folio (452 x 342 mm), pp. 205. Frontespizio con vignetta xilografica, 14 testatine e finalini xilografici, 22 litografie originali stampate su carta Chine applicata e raccolte in cartellina posta al termine del volume. Tiratura totale: 220 copie. Incisioni su legno di Georges Aubert.

 

 

 

GENOVA. Galleria di Palazzo Spinola, “Le tentazioni di sant’Antonio abate”, già attribuito a P. Brueghel il Giovane

L’attuale proprietario, in cambio dell’anonimato, ha concesso di esporla dal 2014 nella Galleria di Palazzo Spinola a Genova e poi l’ha data in deposito al Museo.

Dipinto a olio su tavola di 61,8 x 86,8 cm.

L’opera risulta citata all’interno dell’importante quadreria raccolta nel palazzo genovese di Francesco Maria Balbi (1619-1704). Lo storiografo e pittore Carlo Giuseppe Ratti nel 1766 descrisse “una tavolina del Brughel, che con ammirevole diligenza vi ha figurata una tentazione di S. Antonio Abbate”; nel 1780 lo studioso segnalò ancora il dipinto, “diligentissimo lavoro del Brughel”, nella medesima collocazione. Negli stessi anni la tavola fu più volte citata in numerose guide francesi che riportarono l’ormai consueta attribuzione a Brueghel. Nel 1847 Federigo Alizeri ricordò la “bizzarra composizione del Brueghel soprannominato l’Inferno dal genere de’ suoi dipinti” nuovamente nella galleria, dove la segnalò in seguito anche una Guida pubblicata nel 1870, e, ancora, lo stesso Alizeri nel 1875. Quest’ultimo studioso propose di correggere la paternità che corredava in precedenza l’opera, genericamente indicata nelle fonti più antiche come del “Brueghel”, avanzando una più precisa attribuzione a Pieter Brueghel “degli Inferni”, ovvero Pieter Brueghel il Giovane (Bruxelles, 1564 – Anversa, 1639), figlio di Pieter Brueghel il Vecchio e fratello di Jan Brueghel detto “dei Velluti”.
Tale riferimento venne ripreso in varie pubblicazioni successive e ampiamente confermato in occasione della Mostra della pittura antica in Liguria dal Trecento al Cinquecento allestita presso le sale del Palazzo Reale di Genova nel 1946, ultima occasione in cui il capolavoro fu esposto al pubblico, prima del 2014.
In seguito alla divisione dell’antica quadreria di Francesco Maria Balbi, poi Balbi Provera, attuata per motivi ereditari tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, l’opera venne allontanata dalla dimora genovese di via Balbi per passare a Roma presso una collezione privata.

 

Problemi attributivi.
Dai primi anni Cinquanta del Novecento le Tentazioni di sant’Antonio Abate della quadreria Balbi Piovera furono sottoposte ad un attento esame da parte della critica, abbastanza concorde nel ritenere non del tutto corretta la precedente attribuzione a Pieter Brueghel il Giovane (1564-1638) e il riferimento fu modificato a favore del fratello Jan Brueghel oppure di Pieter Huys o dell’esecutore del dipinto con la Parabola del figliol prodigo (Vienna, Kunsthistorisches Museum) denominato convenzionalmente “Maestro del Figliol prodigo”, identificato da una parte della critica con Teodoro De Holanda.
Circa la tradizionale attribuzione a Pieter Brughel il Giovane, le opinioni espresse di recente suggeriscono diverse proposte di ricerca, da un’esecuzione dell’affascinante tavola da parte di un pittore anversano attivo in Italia negli anni Settanta del Cinquecento, all’intervento del pennello di Jan Mandijn (Haarlem, 1500 ca. – Anversa 1559), artista considerato uno dei protagonisti della produzione pittorica nordica del pieno Rinascimento, collocandosi come stretto seguace di Bosch, dal cui linguaggio si distaccò per una resa ancor più visionaria.
Nelle figure disposte in primo piano è stata ipotizzata anche la presenza della mano di Marten De Vos (Anversa, 1532-1603), proposta che porterebbe a una collocazione cronologica delle Tentazioni di sant’Antonio Abate nei suoi anni giovanili, ossia dopo il soggiorno italiano dell’artista avvenuto nel 1552-58.
Recentemente il dipinto è stato accostato alla produzione di Jan Verbeeck, membro di una famiglia di pittori di Mechelen (vedi bibliografia).

 

Questo dipinto fu ammirato nel 1845, in occasione del suo soggiorno genovese, da Gustave Flaubert e fu per lui ispirazione per la sua opera La Tentation de Saint-Antoine, pubblicata nella sua stesura definitiva nel 1874.

 

Bibliografia:
Farida Simonetti; Gianluca Zanelli, Le Tentazioni di sant’Antonio Abate. Arte e letteratura, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola – Scalpendi Editore, Milano 2018

Link:
http://hotel-vittoria-genova.blogspot.com/2014/09/le-tentazioni-di-santantonio-abate-il.html