MACRA (CN). Cappella di San Salvatore con immagine di s. Antonio abate, metà XV secolo

San Salvatore di Macra è, con la chiesa di San Peyre di Stroppo, una delle più antiche testimonianze architettoniche medievali della valle Maira. Fondata probabilmente dai monaci di Oulx tra il 1120 e il 1142, risulta alla data del 1386 sotto la giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Caraglio, sotto l’ordinamento diocesano di Saluzzo.

La piccola cappella conserva all’interno, sulle pareti laterali, importanti affreschi tardo-romanici, tra i pochi e meglio conservati del Cuneese, che rappresentano soggetti della Genesi e altre scene, tra cui la Danza di Salomé, e inoltre affreschi quattrocenteschi nell’abside, con il Cristo benedicente in gloria tra i quattro Evangelisti e i dodici Apostoli. Sui piedritti altri due affreschi tardo-gotici: a sinistra santa Caterina, con la ruota dentata del martirio, a destra sant’Antonio abate. Sul frontone dell’arco è visibile un’Annunciazione, sovrapposta alle decorazioni romaniche.

Sant’Antonio, con barba bianca biforcata ed espressione severa, indossa saio marrone e mantello nero con la Tau. Tiene nella mano destra un libro rosso e una campanella; nella destra un bastone a tau.

 

Link:
http://archeocarta.org/macra-cn-cappella-di-san-salvatore/

MOROZZO (CN). Santuario del Brichetto o S. Maria di Castro Murato, con immagine di s. Antonio abate, 1491

La Chiesa di Santa Maria viene chiamata anche “Chiesa del Castro (Castello) Murato”, poiché anticamente esisteva su questa collina un castello fortificato, sorto nella tarda romanità a controllare le vie del sale che passavano nella sottostante valle. Dopo il Mille il castello fu dimora di una parte delle nobili famiglie abitanti allora in Morozzo e venne citato in vari documenti che parlano di un “castellum” o “castro murato” o “castro episcopi”. La chiesa viene ripetutamente ricordata in documenti del XII e XIII secolo. Nel 1249 il castello e la chiesa vennero distrutte dalle truppe di Mondovì; la chiesa fu ricostruita verso la metà del XV secolo: aveva navata unica, presbiterio rialzato e coperto con volta a botte, il resto era coperto da tetto a capriate. In seguito l’edificio fu ampliato e modificato: nel 1771 vi fu aggiunta una sacrestia semicircolare, che esternamente appare come un’abside; fu costruita la volta a vela sulla navata, divisa da tre archi trasversali ribassati. Nel 1826 si prolungò la navata di una campata e la facciata venne rifatta in forme neogotiche.

La chiesa, nella volta e nelle pareti del presbiterio, conserva affreschi che, come informa una iscrizione a caratteri gotici, sono stati dipinti in onore della Madonna dal pittore Giovanni Mazzucco e conclusi il 30 luglio 1491. Il ciclo di affreschi sulla vita della Madonna, in 18 riquadri, probabilmente il più completo che si conosca nella regione, è stato recentemente restaurato.
Sulla parete dietro l’altare, al centro, una Madonna che ha una rosa in mano e tiene ritto sulle ginocchia il Bambino che gioca con un uccellino; ai lati, entro nicchie irte di guglie e pinnacoli, le figure di s. Pietro da Verona e s. Bartolomeo; sant’Agata e un santo cavaliere in abiti di corte alle estremità l’Arcangelo Gabriele e l’Annunciata. Nella lunetta sovrastate è raffigurata l’incoronazione di Maria con alla sinistra s. Pietro e s. Paolo e a destra s. Giovanni Battista e s. Giovanni evangelista. La Gerusalemme Celeste è raffigurata sulla volta a botte: da un lato san Michele è a capo di una schiera di santi ecclesiastici, dall’altro lato una Vergine apre il corteo delle Sante e del popolo.

Sulle pareti laterali, a destra, sant’Antonio abate, san Sebastiano e, tra due Madonne col Bambino, il beato Guglielmo Fenoglio, certosino di Casotto.
Sant’Antonio è raffigurato con barba bianca, saio marrone, mantello nero con la Tau; due campanelle sono appese alla  sua mano destra benedicente, la sinistra tiene uno strano ed elaborato bastone a tau. Ai suoi piedi il fuoco e un piccolo maiale scuro.

 

Link:
http://archeocarta.org/morozzo-cn-santuario-del-brichetto-o-santa-maria-di-castro-murato/

PAMPARATO (CN). Cappella di San Bernardo con immagine di s. Antonio abate, 1492

La piccola cappella dedicata, che la tradizione orale vuole sia stata l’antica chiesa parrocchiale risalente al secolo XI, è un edificio a pianta rettangolare con volta a botte. La facciata fu aggiunta in epoca barocca.
Tra il 1999 e il 2000 è stato compiuto un imponente lavoro di consolidamento e di restauro che ha consentito di distinguere fra i dipinti originali e un maldestro rappezzo fatto in epoca napoleonica, verosimilmente per ovviare a guai derivati dai problemi statici che già allora dovevano minare l’integrità della struttura.

Sulle pareti e sulla volta si snoda un CICLO di AFFRESCHI del XV secolo, che presenta una notevole importanza nell’arte delle Alpi Marittime per l’abbondante iconografia della vita di san Bernardo di Clairvaux, e che porta la data e la firma del maestro Segurano Cigna, poste in un’iscrizione a caratteri gotici sotto i dipinti (MCCCCLXXXXII [1492] die 24 septemb… segu…). Nell’iscrizione si legge anche il nome del committente: Jacobus Brilada. La data concorda con l’attività del pittore e ne rappresenta la maturità artistica.

Nel cilindro absidale sono raffigurati, nel riquadro centrale, la Madonna col Bambino affiancata da san Bernardo e san Giovanni Battista; a sinistra i santi Pietro e Biagio separati da un finissimo fregio, a destra, sant’Antonio abate e san Sebastiano.
Sant’Antonio,con barba bianca, saio marrone e mantello grigio con la Tau, tiene nella mano destra il bastone a tau e nella sinistra un libro rosso e una campanella. Un piccolo maiale scuro è davanti ai suoi piedi.

 

Link:
http://archeocarta.org/pamparato-cn-cappella-di-san-bernardo/

https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/576-cappella-di-san-bernardo-di-clairvaux

GRAVELLONA TOCE (VCO). Chiesa di San Maurizio con affresco con s. Antonio abate, XV secolo

La costruzione che si è conservata è frutto di interventi architettonici del XII secolo, attuati su quell’edificio che nacque come chiesa annessa a una struttura fortificata e a una corte lungo la viabilità principale che conduceva verso l’Ossola.

Di grande interesse sono gli affreschi interni, del XV e XVI secolo, di cui solo una parte è stata messa in luce dai restauri del 1925 e poi degli anni ’70 del XX secolo; altri restano ancora da scoprire sotto lo spesso strato di intonaci.
Ciò che oggi si vede sono pitture di almeno tre mani diverse.

Un artista del Quattrocento affrescò i riquadri con la “Madonna del Latte” e “sant’Antonio abate” sulla parete meridionale (n° 2 nella piantina a destra).
 Sant’Antonio ha la mano destra  benedicente, sul braccio porta appesa la campanella; tiene con la mano sinistra un libro rosso e un nodoso bastone. Un piccolo maialino della cinta senese è ai suoi piedi, a destra.

 

Link e info sulla chiesa:
http://sanmauriziogravellona.it/
https://www.comune.gravellonatoce.vb.it
https://it-it.facebook.com/pg/sanmauriziogravellona/posts/
https://www.ecomuseogranitomontorfano.it/s-maurizio-gravellona-toce/http://archeocarta.org/gravellona-toce-vb-chiesa-di-san-maurizio/

 

 

 

 

 

 

 



CHIESA PARROCCHIALE DI SAN PIETRO

Presso la Sala Parrocchiale è conservato un olio su tela, datata alla fine del 1600, di autore anonimo, restaurata nel 1875.
Raffigura: Incoronazione della Vergine a, ai lati, San Maurizio e Sant’Antonio abate. Al centro il paesaggio dovrebbe essere quello di Gravellona.
Sant’Antonio è a destra in primo piano, inginocchiato, con barba bianca e saio scuro.

Notizie e fotografia dal Comitato San Maurizio, che ringraziamo:
https://www.facebook.com/photo?fbid=1530383490768946&set=pcb.1530385350768760

SALE (AL). Chiesa di Santa Maria e San Siro con immagine di s. Antonio abate, 1452

Preesistente alla struttura attuale, la Chiesa di San Siro era una delle tre chiese “fuori le mura”. Ricostruita entro la cerchia muraria, forse verso il 1000, e probabilmente ampliata e rimaneggiata in epoca non precisabile, porta alcune date sicure, inerenti ad affreschi e altre opere e a fatti storici come il Trattato di pace tra Pavia e Tortona, stipulato alla presenza del Barbarossa in Santa Maria nel 1165. Altre due date sicure sono il 1452 ed il 1456, riferite ad affreschi e tutt’oggi visibili.
E’ probabilmente in seguito al “beneficio” della Cappella Maggiore, ottenuto col titolo di “Santa Maria” dal nobile salese Teobaldo Maggi nel 1456, che la Chiesa ha assunto l’attuale doppia dedicazione; a tale epoca risalgono pure gli affreschi della volta, realizzati per committenza dal Maggi.
Gli affreschi che coprono la volta absidale sono ampi oltre 100 mq. Nelle quattro vele, in raffinate edicole tardo gotiche, vi sono le figure dei quattro Evangelisti. Nel sottarco dell’arco trionfale sono affrescati, entro cornici mistilinee, dodici Patriarchi e Profeti a mezzo busto, recanti i cartigli con i nomi. Tra questi appare singolare la figura di Abacuc con un paio di occhiali a piece-nez. Altri cicli di affreschi ornano le pareti della navata sinistra, tutti databili al Quattrocento.Il più chiaramente leggibile è un ciclo della Passione di Cristo: vi sono rappresentate la Crocifissione e la Deposizione, mentre nell’intradosso della finestra compaiono due figure di Cavalieri o Santi. Compare lo stemma della famiglia Ricci: il ciclo è ascrivibile ad un pittore di formazione locale attivo nella prima metà del XV secolo.
Non appartenente a questo ciclo, vi è la rara raffigurazione, della la Vergine e sant’Elisabetta con i rispettivi bambini, Gesù e san Giovannino all’interno di una stanza; l’affresco presenta particolari caratteri stilistici che rivelano legami con la cultura nordica dell’epoca e che costituiscono un esempio unico in tutta la zona circostante.

Sulla parete destra interna della cappella terminale della navata sinistra compare un affresco di più ampio respiro, purtroppo con ampie lacune: La Madonna con il Bambino tra i Santi Sebastiano e Antonio abate e committenti raffigurati più in basso, un chierico e due oranti con manto di ermellino. L’opera è datata 1452.
Sant’Antonio tiene in mano il bastone a stampella e una campanella.
La cornice floreale ne ricorda altre analoghe a Cassine e le figure richiamano quelle presenti in affreschi della chiesa di Rivalta. Siamo comunque ancora in clima tardo gotico: i richiami alla cultura locale di metà quattrocento sono molteplici, a cominciare dall’abbigliamento.

 

Link:
https://santamariaesansiro.it/chiesa/gli-affreschi/

http://archeocarta.org/sale-al-chiesa-di-santa-maria-e-san-siro/