SAVIGLIANO (CN). Cappella di San Giuliano con immagine di s. Antonio abate,1525

In questa zona, già nel XI secolo, esisteva una piccola chiesa, nata per dare ospitalità ai pellegrini. Intitolata alla Vergine, prese il nome di Santa Maria in Strepeto, dalla zona in cui sorge: Streppe; oggi è intitolata a San Giuliano. La chiesetta, già citata in un documento del 1028, fu donata all’abbazia di S. Pietro dai coniugi Abellonio ed Amaltruda, come da bolla di papa Onorio II del 24 novembre 1126. Ristrutturata nel 1453, restò proprietà dell’abbazia sino ai tempi della rivoluzione francese e per preservarla dalla distruzione l’acquistarono tre famiglie nobili del luogo: i Viancini, i Bertini ed i Ruffini. Tuttora di proprietà privata.

La cappella ha due navate, divise in tre archi con due colonne di ordine tuscanico con capitelli cubici, a testimoniare l’origine romanica della chiesa. Conserva preziosi affreschi sia internamente che esternamente. Vari riquadri dietro l’altare maggiore raccontano le storie di san Giuliano. Sulle pareti della navata, una sant’Anna Metterza (con Maria e il Bambino), una Deposizione, attribuita a Tomaso Biazaci, sul lato meridionale un affresco con la figura di san Giuliano a cavallo, nell’atto di combattere.
Nella navata sinistra un affresco con al centro la Madonna col Bambino e, a sinistra, i santi Sebastiano e Rocco; a destra sant’Antonio abate e san Bernardino da Siena, eseguito come voto per la peste che colpì Savigliano dal 1521 al 1525. Sant’Antonio  tiene in mano un bastone a tau e un libro.

 

Link:
http://archeocarta.org/savigliano-cn-frazione-streppe-cappella-di-san-giuliano/

https://www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-san-giuliano-savigliano?ldc

MONESIGLIO (CN). Pieve di S. Maria di Acqua Dolce con immagine di s. Antonio abate

L’edificio, che si contraddistingue per uno stile romanico uniforme e regolare, è databile alla prima metà dell’XI secolo. La pianta è basilicale, priva di transetto, a tre navate, sostenute da pilastri (sono presenti rimaneggiamenti di epoca barocca). All’esterno, nella parte posteriore, spiccano tre corpi absidali perfettamente semicircolari (uno è stato completamente restaurato), realizzati con materiale lapideo di vario tipo e pezzatura, vale a dire pietre locali e ciottoli di derivazione fluviale.
I lavori di restauro hanno portato alla luce pregiati affreschi in stile romanico bizantino posti sul catino absidale centrale.
Nel cilindro sottostante troviamo alcune figure di apostoli, intervallate dalle tre monofore. In basso troviamo un registro di Santi sotto arcata: è ancora visibile solo una Madonna con il Bambino. Tra un’arcata e l’altra i pennacchi sono impreziositi da raffigurazioni di torri.
Sulla parete destra si può invece ammirare una Madonna con Bambino circondata da san Giovanni Battista e sant’Antonio abate risalente verosimilmente al XV secolo.  Sant’Antonio è raffigurato  nella consueta iconografia con bastone e campanella.

 

Link:
https://www.langamedievale.it/monumenti-medievali-langhe/pieve-di-s-maria-dellacqua-dolce/

http://archeocarta.org/monesiglio-cn-pieve-di-s-maria-di-acqua-dolce/

SAN CARLO CANAVESE (TO). Cappella di S. Maria di Spinerano con immagine di s. Antonio abate

La chiesa è una costruzione di architettura romanica, edificata all’inizio dell’XI secolo, di probabile origine benedettina. L’edificio, allora a tre navate terminanti due con abside ed una con campanile, è menzionato, col nome di chiesa di “San Solutore in Spinariano” (o Spinairano), per la prima volta nel 1118, tra i beni appartenenti all’abbazia di San Solutore in Torino. L’appartenenza é confermata in un documento del 1289. La chiesa viene ancora citata nel 1444, 1469, 1745.
Successivamente assume il titolo di “Santa Maria di Spinariano” e nel 1349 viene ammessa alla mensa dell’abbazia di San Mauro di Pulcherada, (l’odierna San Mauro Torinese) rimanendovi sino alla fine del Settecento.
Alla fine del Settecento viene ridotta ad una sola navata terminante con abside e campanile incorporato sul fianco destro. La chiesa viene restaurata all’inizio del ‘900 e dichiarata monumento nazionale; oggi appartiene alla Parrocchia di San Carlo Canavese.
L’interno del catino absidale è coperto di AFFRESCHI eseguiti alla metà del Quattrocento dal pittore conosciuto come “Dominicus de la marcha d’Ancona” che in realtà era il nome del committente, come scritto sotto la figura inginocchiata. Gli studi recenti hanno chiarito, anche sulla base di documenti di archivio, che la dicitura si riferisce al committente che svolgeva attività di chirurgo e non all’artista che si preferisce ora appellare: “Pseudo Domenico della Marca d’Ancona” o “Maestro di Domenico della Marca d’Ancona”.

L’interno dell’abside è interamente coperto da dipinti. Al centro della calotta vi è una Madonna in trono col Bambino circondata da Sante tra le quali, a destra, si riconoscono sant’Elisabetta e santa Maria incinte, alle loro spalle sant’Annasant’Antonio abate che pone la mano sulla spalla del committente e alla sinistra santa Caterina d’Alessandria, con santa Chiara ed altra Santa sconosciuta.
Al di sotto, nel catino absidale, le figure dei 12 Apostoli, ciascuno con un cartiglio su cui è scritta una frase del Credo, separati da una semplice cornice geometrica.
Sant’Antonio abate è riconoscibile per la barba biforcata, l’abito e per la campanella appesa al polso destro.

 

Bibliografia:
BONICATTO Simone, Il maestro del chirurgo. Domenico della Marca d’Ancona e il contesto pittorico del Canavese. Origini e sviluppi di una bottega piemontese nella prima metà del Quattrocento, Editris 2000, Torino 2022

Link:
http://archeocarta.org/san-carlo-canavese-to-cappella-s-maria-spinerano/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_di_Spinerano

GORIZIA. Pinacoteca dei musei provinciali presso palazzo Attems-Petzenstein, “Madonna del rosario e santi“ con s. Antonio abate, di G. Guardi, 1746-50

Pittura a olio su tela di 234 x 115 cm.
Raffigura: “Madonna del Rosario con i santi Domenico e Antonio abate (a sinistra), Giovanni Nepomuceno, Sebastiano e Marco (a destra)”.
Opera del pittore Gianantonio (Giovanni Antonio) Guardi (1699 – 1760)

La Madonna in trono, al centro, con il Bambino in grembo, porge il Rosario a san Domenico. La circondano gli altri quattro Santi con i loro attributi tradizionali. Appoggiato allo zoccolo marmoreo, in primo piano, con lo stemma dei Conti Savorgnan, un puttino regge sopra il capo un libro su cui arde una fiamma, richiamo al fuoco di Sant’Antonio. In alto, oltre una tenda sollevata, volteggiano quattro angioletti con i simboli della Vergine: la corona di stelle, il giglio e il Rosario. La ricchissima cromia del dipinto è come fusa in una generale tonalità argentea: il rosso acceso del­ la veste di Maria trova un’eco nei drappi degli angioletti e nell’ampio mantello di san Marco, accostato quest’ultimo al verde dell’abito, che è ripreso nella fodera del manto di sant’Antonio. Il giallo oro della tenda in alto ritorna nella veste e nel manto damascato di Sant’Antonio. Ai due lati della Madonna il bianco­ e nero delle vesti di San Domenico e di San Giovanni Nepomuceno crea come una pausa e ritma gli episodi di co­lore.

Sant’Antonio abate, in primo piano a sinistra, tiene un bastone a “L” cui è appesa una campanella.

 

Il dipinto proviene dalla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate a Belvedere di Aquileia VEDI SCHEDA.

 

Link:
http://www.ipac.regione.fvg.it/aspx/ViewProspIntermedia.aspx?idScheda=8518&tsk=OA&tp=vRAP&idAmb=120&idsttem=6&C1=AUTN%7CAUT%7CG%E2%80%A6

https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-antonio-guardi_%28Dizionario-Biografico%29/

AQUILEIA (UD), fraz. Belvedere. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate.

Via Via Martin Luther King, 6
https://goo.gl/maps/aCKnLGCjAn4Tx63e6

Nel 1387 il territorio di Belvedere fu concesso dal Patriarca di Aquileia Bertrando ai signori Savorgnan del Torre. La parrocchia di Belvedere di Aquileia nacque nel XVII secolo per interessamento di questo casato, che rimase proprietario dei terreni fino al 1805 quando furono venduti alla famiglia dei Colloredo e, nel 1882, alla famiglia Fior.
La nobile famiglia Savorgnan fece ricostruire l’antica chiesa dedicata a Sant’Antonio abate circondata da un piccolo cimitero. Nella prima metà del XVIII secolo questo edificio si rivelò insufficiente a soddisfare le esigenze dei fedeli e, così, fu edificata nel 1746 l’attuale parrocchiale, voluta anche da Francesco Savorgnan. Essa fu consacrata nel 1749 da Daniele Dolfin, l’ultimo patriarca di Aquileia. La struttura fu poi ampliata nel 1850 con due cappelle laterali.

La facciata principale è esposta ad ovest e la torre campanaria è addossata al prospetto laterale sud. Sul sagrato, presso la porta d’ingresso, si trova un mosaico raffigurante un pavone, simbolo per i primi cristiani della risurrezione e della vita eterna.

La chiesa, ad aula unica, fu riccamente decorata per volontà dei Savorgnan con opere d’arte di grande pregio di artisti veneziani, tra cui le statue degli angeli dell’altar maggiore opera dello scultore veneziano Giovanni Maria Morlaiter  (1699 –  1781); una tela raffigurante l’Assunta di sapore veneto e la Sacra Famiglia del Feruglio.

 

Il conte Francesco Savorgnan, commissionò al pittore Gianantonio Guardi la pala d’altare della “Madonna del Rosario con i santi Domenico, Giovanni Nepomuceno, Antonio abate, Sebastiano e Marco”. Il dipinto, realizzato dopo che l’artista ebbe visitato la località, fu collocato nella chiesa di Belvedere nella metà del 1700. L’originale, asportato negli anni ottanta del Novecento, è oggi conservato nella Pinacoteca dei musei provinciali presso palazzo Attems-Petzenstein a Gorizia, VEDI SCHEDA. Nella chiesa vi è una copia di questa pala d’altare.

A sinistra dell’entrata, una statua raffigurante Sant’Antonio abate, firmata Sclauzero F., anno 2007.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0600042333

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Aquileia,_Belvedere)